Posto tutto oggi, perchè poi giovedì riparto e non voglio lasciarvi in sospeso.
CAPITOLO 2: Gelato
*****
Quello che più desideravo era vederla supplicare. Anche soltanto con gli occhi, ma volevo che mi supplicasse, maledizione. Ero sempre io quello che implorava, con lo sguardo. Lei aveva sempre avuto il potere dalla sua parte, e io dovevo accettarlo. Ma non stanotte.
Intorno a mezzanotte eravamo andati di soppiatto in cucina. Le avevo lasciato un bigliettino nel quaderno di Trasfigurazione.
“Sala Comune. Mezzanotte. – H ”
Era arrivata indossando solamente la mia vecchia camicia grigia. Anzi, dovrei dire la camicia di Dudley. A me stava grande, a lei arrivava praticamente alle ginocchia. Vederle indossare i miei vestiti mi eccitava. Se n’era impossessata qualche giorno fa quando eravamo andati ad Hogsmeade con Ron per comprare i regali di Natale.
Dopotutto, potevo anche farne a meno. Io ero in jeans e T-shirt nera. Facili da mettere e da togliere, che era poi l’unica cosa che contava. La presi per mano e ci coprimmo con il mantello dell’invisibilità. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe tornato così utile.
Sempre tenendoci stretti per mano, scendemmo con tutta calma in cucina, e tolsi il mantello appena accendemmo la luce. La portai verso un mobile di legno della cucina e la sollevai mettendola a sedere sopra. Mi fermai ancora un attimo per darle un veloce bacio. Mi sorrise, e io le baciai il dorso della mano distrattamente. Poi mi avviai verso il freezer. Lei rimase ferma, a guardarmi, incrociando le gambe.
Tirai fuori una vaschetta di gelato. Cioccolato. Aprii qualche cassetto di un mobile e finalmente trovai i cucchiai, cercai ancora in altri mobiletti finchè riuscii a scovare una scodella e vari dolciumi da guarnizione.
Misi un po’ di gelato nella scodella e lo ricoprii di scagliette di cioccolato, crema di cioccolato, sciroppo di lampone e panna montata. Mi scappò un sorriso.
Era una composizione di cui Ron sarebbe stato fiero.
Portai la scodella e il cucchiaio ad Hermione, che mi stava sorridendo in modo irresistibile. Appoggiai tutto vicino a lei e le disincastrai le gambe – facendole anche un po’ di solletico sotto i piedi – fino a sistemarmi in mezzo. Le sorrisi anch’io e le feci l’occhiolino. Poi riempii un cucchiaio di gelato e ne assaggiai un po’. Mmmm. Annuii guardandola, per farle capire che era davvero delizioso. Prima di trangugiare, mi sporsi verso di lei e la baciai, la mia lingua che massaggiava la sua in un dolcissimo bacio al cioccolato.
Era una sensazione fantastica. Sentire la crema scivolare sulla mia lingua, e condividerne il gusto con lei. Era...intimo. Decisamente piacevole.
Presi un’altra piccola cucchiaiata e le feci assaggiare. Quando ne sentì il sapore emise un gemito d’apprezzamento. Lo sciroppo di lampone era davvero una bomba con il ciccolato. Le vidi sollevare un sopracciglio, gli occhi golosi che chiedevano ‘ancora’. Invece presi un’altra cucchiata e con suo enorme disappunto me la infilai in bocca. Fu allora che vidi apparire sul suo volto un sorriso malizioso, quel sorriso che mi diceva che non aveva buone intenzioni. Si avvicinò e sensualmente mi leccò un angolo della bocca come fosse un gatto.
Mi vennero le vertigini.
Alzai le sopracciglia, ancora un po’ stordito, prima di allungarmi per un altro bacio e così facendo un po’ di gelato mi uscì fuori dalla bocca.
Mi sporsi in avanti, prendendole il viso tra le mani, e nel movimento il cucchiaio pieno di gelato scivolò cadendole direttamente in grembo. La sentii sussultare quando la pelle calda entrò in contatto con il gelato che pian piano aveva iniziato a colarle sulla gamba nuda.
Si piegò ed afferrò l’asciugamano per le mani appeso ad un angolo del mobile. Guardò in basso dov’era sporca, ma io le strappai via l’asciugamano e la guardai con un’espressione stupita.
Scoppiai a ridere scuotendo la testa negativamente, lanciando l’asciugamano in mezzo alla stanza. No, no, no, pensai. C’erano modi decisamente migliori per fare pulizia. Sfiorandole le gambe mi chinai, la baciai proprio vicino a dove c’era il gelato, e poi lo leccai. Mi spostai leggermente più in basso sulla sua gamba, fino a togliere ogni traccia di gelato. Alzai lo sguardo e vidi che aveva gli occhi chiusi e la testa leggermente piagata indietro, una mano tra i miei capelli. Sorrisi. Ricominciai a baciare e leccare ogni centimetro di pelle sulla sua gamba finchè fui soddisfatto di aver pulito tutto, la tirai verso di me e le baciai l’interno delle cosce. Sollevai la camicia e scoprii che non indossava biancheria intima. Immagino che anche lei se ne sia stancata.
Accidenti, stava gemendo. Ecco il risultato per aver voluto fare tutto lentamente sperando che mi supplicasse. Mi rimisi in piedi e la baciai sulle labbra, facendo presa dietro alle sue ginocchia e strattonandola contro di me. Istintivamente mi mise la braccia attorno al collo, così potei portarla giù dal mobile e stenderla sul pavimento.
No. No, posso ancora mettere in atto il mio piano. Posso farcela. Sii un uomo, maledizione!
Interruppi il bacio e la tenni distesa contro il pavimento, facendo scorrere la mano sulla sua clavicola, sullo stomaco, fino a raggiungere i lembi della sua...mia...camicia. Li sollevai e la guardai mentre toccavo proprio il punto in cui l’addome incontra le gambe, quel punto che conduce verso la Terra Santa. Scesi più in basso e sentii tra le mie dita che era bagnata. La guardai ancora per un attimo, poi mi tolsi gli occhiali e sorridendo mi mossi su di lei, verso il basso.
Meritava di essere ricambiata per il buon servizio che mi aveva reso.
Non ero affatto sicuro di cosa dovevo fare. Da dove cominciare..? Oh, che importa. Semplicemente mi tuffai in lei baciando ovunque, come volevo io. La sentii muoversi sotto di me. La mia lingua ancora fredda le stava facendo cose assolutamente magnifiche. Oh sì, le piace. Mi staccai solo un attimo e le baciai l’interno coscia per riprendere fiato. Signore, come si riesce a respirare facendo queste cose? Dopo un minuto ripresi la mia tortura.
La baciai, leccai, mi strofinai contro di lei, gemetti, perchè lei meritava tutto questo. Volevo farla impazzire e a giudicare dal modo in cui si muoveva e dai suoni che emetteva, direi che ci stavo riuscendo. Ad un certo punto sentii che stava per venire, ma si fermò. Era improvvisamente tornata calma, calma in modo inquietante. Pensai subito di aver fatto qualcosa di sbagliato e stavo per tirarmi su e sedermi, quando si contrasse violentemente e..venne. Venne intensamente, con una forza inconsueta, tanto che la sentii gridare. Gridò come mai aveva fatto prima. Pregai che nessuno ci avesse sentito. Il rischio era davvero minimo considerato che la cucina si trovava lontana da qualsiasi altro luogo, ma l’ultima cosa di cui avevamo bisogno era un elfo domestico che si fosse messo ad auto-punirsi per non dire a nessuno cosa aveva visto.
Con la mia lingua accarezzai la sua apertura ed Hermione strinse le gambe attorno alla mia testa. Il suo corpo stava ancora tremando mentre il suo orgasmo lentamente si esauriva.
Sì, mi appartieni. Sei mia.
Scivolai di nuovo verso la sua faccia e rimasi sospeso sopra di lei. Non aveva ancora aperto gli occhi. Mi avvicinai un po’ e appoggiai la mia fronte sulla sua.
Avanti, apri gli occhi. Fammi vedere la sconfitta. Alza bandiera bianca e arrenditi.
Invece, non li aprì. Cercò la mia mano, la portò sulla sua bocca e mi baciò la punta delle dita.
Aprì gli occhi.
Sospirai.
Maledizione.
E’ davvero crudele. Come riesce a guardarmi in quel modo? E’ come se...potesse leggere i miei pensieri. Quando mi guarda così mi rende totalmente vulnerabile, e lo sa.
Continuava a guardarmi. Mi guardava dritto negli occhi, come se stesse cercando di usare la telepatia. Restammo così per qualche minuto, mentre cercavo di memorizzare ogni singolo particolare del suo volto. Come se non l’avessi già fatto. Fissai ancora i suoi occhi, ormai consapevole che lei avrebbe sempre vinto, in questo gioco di sguardi. Ma io potevo continuare a guardarla.
Qualsiasi cosa succeda, per quanto le cose vadano male, io potrò sempre tornare in questo posto con lei. Proprio qui, in questo posto. L’immensità dei suoi occhi.
Dunque è questo che si prova, quando si è totalmente innamorati di qualcuno.
Wow.
Solo...wow.
...
No,no, fermi tutti.
E questa da dove è uscita? Harry...che diavolo stai combinando? E’ solo per divertimento, giusto? Qui non c’è nessuna relazione. Tu non sei innamorato di Hermione. Per l’amore del cielo, quando siete insieme non parlate neppure! Dev’esserci qualcosa di sbagliato, per forza. Tu non sei innamorato. Tu sei solamente immerso nella lussuria. Sei ormai in costante stato di erezione. Tu ami fare sesso con lei. Tutto qui.
Ma chi credi di predere in giro?
Oh accidenti. Sta’zitto. Cosa ne sai tu?
Distolsi lo sguardo. Quando la guardai di nuovo, lo sapevo. Sapevo che lei sapeva.
Lei sa che sono innamorato di lei.
All’improvviso si girò in modo da ritrovarsi sopra di me, e si strusciò contro il mio ventre. Non riuscivo a guardarla. A dire il vero, senza occhiali non avrei comunque visto molto. Mi tenne le mani contro il pavimento e iniziò a baciarmi. Si sfilò la camicia dalla testa, afferrò il lembo della mia T-shirt e me la tolse; poi prese entrambe le maglie e se le sistemò sotto le ginocchia. In effetti il pavimento era piuttosto duro.
Mi sbottonò i pantaloni e lo prese tra le mani. Oh Dio...mi guidò dentro di lei e iniziò a muoversi su e giù, avanti e indietro...Potevo sentirla ardere dentro, mi stava torturando contraendo i muscoli attorno alla mia erezione. Iniziò a farmi entrare ed uscire con forza. Ero davvero pronto.
Oh sì. Ero pronto.
Mi sedetti e feci in modo di riuscire ad appoggiare la schiena contro il mobile, con Hermione in grembo. Le misi in qualche modo le braccia attorno ai fianchi e la guardai. No, non cercherò di negarlo. Ho le mani alzate – mi arrendo.
Sì. Ti amo. E so che tu ami me. Non ho bisogno di chiedertelo. Semplicemente, lo so.
L’attirai verso di me, il suo petto contro il mio e le diedi il mio migliore sguardo “da uomo duro”. Se dovevo perdere, mi sarei perlomeno ritirato con un bel botto finale. Spinsi in lei e sentii il famigliare formicolio provocato dai brividi lungo tutta la spina dorsale, segnale che stavo per venire. Respiravo affannosamente e stavo sudando sulla fronte. Lei accarezzò con una mano il mio torso e poi le appoggiò entrambe sul mio stomaco per bilanciarsi.
Uuhh, gemette. Amavo sentirla gemere. Amavo farla gemere. Feci presa sui sui fianchi e iniziai a pompare in lei con tutta la mia forza. Ancora 3, 4, 5 volte e venni. Mi sentii realmente irrigidire e poi esplodere in lei, e gemetti anch’io abbandonando la testa indietro contro il mobile. Sentii che Hermione si piegava per cercare qualcosa. Raccolse i miei occhiali e me li mise. Io mi spostai i capelli dalla fronte e passandole una mano dietro al collo la portai verso di me e le diedi un dolce, rapido bacio. Lei si piegò di nuovo e questa volta prese il cucchiaio che era caduto a terra secoli fa: c’era ancora sopra dello sciroppo di lampone misto a cioccolato. Lo tolse dal cucchiaio con la punta del dito e lo leccò. A quella vista non potei trattenere un piccolo spasmo, ero ancora dentro di lei. Mi sorrise, raccolse ciò che rimaneva dello sciroppo e me l’offrì, sul suo dito. Mi sporsi in avanti e lo succhiai.
Una cosa è certa. Lei ha un sapore decisamente migliore del gelato.
*******
CAPITOLO 3: Pioggia*****
Stava cercando di uccidermi.
Era davvero l’unica spiegazione che mi veniva in mente quando la vidi vestita di tutto punto al Ballo del Ceppo. Lei sarebbe andata con Seamus Finnegan, io con Susan Bones. Due appuntamenti sicuri. Ovviamente, non avremmo mai potuto andarci insieme. Ci saremmo avvicinati troppo a quella linea della nostra relazione che non avevamo ancora oltrepassato; ma andava bene così. Non c’era nemmeno una punta di gelosia. Sapevamo di non poterci andare insieme, ma sapevamo anche che ci saremmo visti poco dopo.
Era davvero splendida nel suo vestito nero. Quando fece il suo ingresso nella Sala Comune e salutò Seamus, non riuscii a trattenermi dal fissarla. Il vestito era molto semplice- nero, con spalline sottili, molto scollato sulla schiena. La stoffa sembrava luccicare. Le stava davvero benissimo.
Aveva i capelli lisci e sciolti. Non ho mai conosciuto nessuno che potesse sembrare tanto diverso con un cambiamento così piccolo. Sembrava più grande. Era magnifica.
“Wow Hermione, sei uno schianto!” disse Seamus. Lei gli sorrise e disse “grazie”.
Distolsi lo sguardo e mi rimisi a fissare il fuoco. Dopo esserci andato per quattro anni, più o meno gli anni in cui ero così fortunato da rischiare di essere ammazzato da un momento all’altro, avevo sempre odiato questo stupido ballo. Mi sembrava stupido. Era semplicemente un’occasione per far vestire bene le ragazze e farle sentire ‘principesse per una sera’. Era noioso ed imbarazzante, almeno per me, che c’ero sempre andato con una ragazza con la quale in realtà non volevo proprio andare.
Quest’anno era la volta di Susan. Nulla contro di lei, ma di nuovo non era la ragazza che avrei voluto portare. Sembrava davvero uno scherzo del destino. Non vedevo l’ora che la serata finisse, così avrei potuto incontrare Hermione e fare finalmente quello che volevo.
Le vidi lanciare un’occhiata furtiva verso di me, sul divano. Appoggiai la testa indietro sui cuscini e la guardai.
Mi mancherai da morire, questa sera.
Mi sorrise e poi guardò altrove, raggiungendo Ginny. Mi voltai anch’io e mi ritrovai a pensare alla notte precedente.
Uhhhh! ..l’avevo fatta gemere.
Sorrisi al ricordo, guardai di nuovo nel fuoco e poi mi voltai ancora un volta verso di lei mentre aspettavamo gli altri Grifondoro. Poi, di nuovo verso il fuoco.
Le avevo accarezzato la schiena mentre lei spingeva avanti e indietro. Mi dava le spalle. Non l’avevamo mai fatto prima. Ero stato io a volerlo. L’avevo semplicemente presa e l’avevo sistemata sul mio grembo.
Sudavamo moltissimo. Ci muovevamo molto lentamente, e lo facevamo di proposito. Lei spingeva in me, io spingevo in lei. Era leggermente chinata in avanti, per questo potevo guardare la sua schiena e i suoi capelli. Poi avevo continuato a spingere con quel lento, regolare ritmo.
“Ehi, Harry!” disse Dean, spuntando dietro l’angolo e interrompendo i miei ricordi.
“Ciao Dean.”
“Chi stiamo aspettando?” chiese poi a Ron.
Aveva riso quando le avevo fatto il solletico sui fianchi. Si era girata per quanto le era stato possibile e mi aveva colpito sul braccio. Avevo continuato a farle il solletico e si era messa a ridere in modo incontrollabile, mentre ciocche di capelli le cadevano disordinatamente sul viso.
“Neville, Lee e qualcun altro” rispose Ron.
L’avevo spinta contro di me e avevo sentito le sue mani appoggiarsi sulle mie ginocchia perchè potesse bilanciarsi.
Sentii a malapena Ron dire “Sorellina, questa sera sei stupenda”
Eravamo crollati a terra, rotolando sul pavimento e continuando a ridere, mentre lei mi schiaffeggiava le mani e io non smettevo di farle il solletico. Lo soffriva da morire. Aveva cercato di dimenarsi e scapparmi, ma l’avevo afferrata di nuovo e avevo spinto i suoi fianchi versi di me, per poi entrare di nuovo in lei da dietro. Credo che lottare con Hermione sia diventato il mio nuovo sport preferito. Era decisamente meglio del Quidditch.
Sentii molto vagamente Ron dire “Ehilaaaaa?!” e mi accorsi che era seduto vicino a me e mi stava parlando. Di cosa, non ne avevo la più pallida idea.
“Uhm..scusami...cosa dicevi?”
“Maledizione, sei proprio cotto, eh?” disse Ron, con tutta tranquillità.
“Di che diavolo stai parlando?” gli chiesi, mentre un’ombra di panico si insinuava nel mio cervello.
“Chiunque sia, ti ha decisamente catturato”
Cervello sovraccarico. E ora cosa gli rispondo? Oh Dio, come fa a saperlo??
Ron rise. “Come se non fosse ovvio!” disse, leggendomi nel pensiero. “Stai fuori fino a tarda notte e cerchi di strisciare in camera senza che nessuno di noi ti senta. Porti sempre con te il mantello. La scorsa settimana ho trovato un paio di mutandine da donna tra i tuoi vestiti...non stavo ficcando il naso,” disse sollevando una mano e mettendosi sulla difensiva. “Ho preso la tua maglia per sbaglio pensando fosse la mia” –sorrise “Puoi immaginare la mia sorpresa. Senza contare il fatto che tutte le volte che ti guardo, hai la mente altrove in un mondo tutto tuo, come se il giorno fosse solo un riempitivo e la tua vita comiciasse di notte...e poi hai sempre questa..” indicò la mia faccia “..espressione assolutamente stupida. Non so chi lei sia, ma senza dubbio ti fa bene. Sono terribilmente geloso” aggiunse scherzando.
Non riuscivo a pensare. Restai a guardarlo per almeno un minuto. Alla fine feci l’unica cosa possibile: sorrisi e guardai altrove.
“Lo sapevo!!” sussurrò. “Allora, chi, dove, quando? Forza, dettagli!”
Alzai le sopracciglia. “Non posso. Mi spiace, ma non posso dirtelo. Non chiedermi nulla.”
Ron dapprima sembrò rassegnarsi, poi all’improvviso divenne furioso.
“Se è mia sorella, giuro su Merlino....”
Scoppiai a ridere. “Giuro che non è tua sorella. Ma ti prego, non chiedermi altro. E’ davvero importante per me che tu non lo faccia. Quello che sta succedendo è una cosa stupenda e non voglio rovinarla parlandone in giro.”
Ron mi guardò sconfitto. “Ok. Ma smettila di pensare a lei continuamente. Sta diventando un’ossessione!”
Sorrisi. “Sì. Lo. E’. ” Lo guardai e lui si mise a ridere, poi andò incontro a Neville.
Forza, è ora di andare al Ballo del Ceppo.
Pensai ad Hermione durante tutto il tragitto verso la Sala Grande, dove avrei incontrato Susan. Ero leggermente stordito.
La biblioteca era sempre il posto perfetto in cui andare a tarda notte. Avevamo il nostro piccolo cantuccio tra i tavoli. C’erano una sedia e un piccolo divano. Gazza controllava raramente la biblioteca a meno che avesse qualche precisa ragione per farlo, altrimenti non si sarebbe spinto così lontano. Comunque, il mio mantello era sempre a portata di mano, in caso di necessità. Era circa l’una di notte, ed ero seduto contro il muro intento a leggere un libro sul Quidditch. Era incredibile quanto il gioco fosse cambiato negli ultimi cent’anni.
Lei era addormentata sul pavimento accanto a me, la mia T-shirt come cuscino. Era la prima volta che si addormentava. Solitamente non stavamo per così tanto tempo, ma questa volta avevamo finito presto –la ragazzina non riusciva più a resistere- e non volevamo ancora tornare. Guardai giù, verso di lei.
Avevamo parlato con Ron del Ballo del Ceppo a pranzo: lui avrebbe portato Lavanda, noi due avevamo già i nostri “appuntamenti”. Era strano invitare un’altra al ballo, mi sembrava di tradirla, però sapevamo di non poter andare insieme e quindi avevamo fatto ciò che dovevamo.
Posai il libro e la guardai per più di un minuto. Aveva di nuovo messo la sua...mia T-shirt grigia, ma era un po’ sollevata. Insomma, godevo di un bel panorama. Cercai a tentoni tra le penne, le boccette d’inchiostro e le matite che erano sul tavolo dietro di me e presi un pennarello nero.
Con un sorrisetto maligno mi chinai, assicurandomi che stesse ancora dormendo e disegnai, proprio sotto il suo ombelico, una piccola freccia che puntava verso quella zona di perdizione che era per me una casa. Aggiunsi poi una piccola scritta.
<- MIA
Trattenni a stento una risatina. Mi avrebbe ucciso. Tirai giù la maglia così non se ne sarebbe accorta prima dell’indomani. Magari l’avrebbe visto preparandosi per il ballo. Le sarebbe servito come promemoria.
Camminai dietro Hermione, guardando la sua schiena seminuda muoversi mentre camminava, e ripensai a quando la scorsa notte, seduto, le baciavo quella stessa schiena mentre entravo in lei.
Di sicuro a quest’ora doveva già aver visto la mia piccola opera d’arte, ma non me ne aveva dato alcun segnale. Vidi Susan aspettare vicino all’entrata con alcuni amici.
“Ciao Susan. Stai davvero benissimo!” Mi sorrise.
“Grazie Harry. Ma guardati, anche tu sei fantastico!” Le sorrisi a mia volta.
La serata iniziò a passare. Andò per le lunghe. Andò troppo per le lunghe.
Le avevo lasciato un biglietto chiedendole di incontrarci qui dopo il ballo. Ci stava mettendo troppo. Continuavo a ripetermi di restare calmo. Avremmo avuto due intere settimane durante le vacanze di Natale solo per noi, poichè tutti sarebbero partiti la mattina seguente. Io e lei eravamo gli unici due Grifondoro che sarebbero rimasti, avremmo potuto fare quello che volevamo per due settimane; non c’era bisogno d’essere impazienti.
Ma la volevo, la volevo adesso. Era quasi mezzanotte. Finnegan aveva ballato con lei e le aveva toccato la schiena qualche volta. Era come se io avessi un radar. Non ero geloso, davvero, sapevo che erano gesti del tutto innocenti, ma volevo toccarla dove l’aveva toccata lui. Sì, doveva essere un qualche atteggiamento possessivo tipicamente maschile.
Stava iniziando a diluviare. Non faceva ancora molto freddo, altrimenti avremmo avuto una bella nevicata. Continuando a camminare su e giù mi ero del tutto inzuppato, ma era un posto molto buio e intimo, mi piaceva.
La volevo disperatamente.
Il piccolo capanno del custode conteneva vari attrezzi da giardino e pozioni. Molti degli attrezzi di Gazza erano qui. L’unica luce che filtrava all’interno era quella occasionale dei lampi che entrava da una piccola finestrella aperta. L’unico suono era il costante ticchettio della pioggia sul tetto di metallo. La pioggia, i lampi e il rimbombare dei tuoni.
Mi asciugai una goccia di pioggia sulla fronte.
Quando sentii che stava arrivando mi alzai. Non si era ancora cambiata, aveva sempre il suo vestito nero ora totalmente fradicio. Anche i capelli erano inzuppati d’acqua. Chiuse la porta dietro di sè, un lampo illuminò l’interno e le permise di vedermi. Gocce d’acqua scivolavano giù dai suoi capelli, lungo il collo e poi nella fessura tra i suoi seni. Sorrise e fece qualche passo, immagino per trovare un posto per sdraiarsi.
Non riuscii più a resistere. Il mio auto-controllo mi abbandonò di nuovo e l’afferrai per un braccio, la girai tenendola alla base del collo. L’attirai verso di me in un lungo, appassionato bacio che ci privò d’ossigeno.
Mi avvicinai ancora e lentamente le slacciai il sottile mantello che finì a terra. Era incredibilmente bella, semplicemente mentre mi guardava.
Feci scorrere le mie mani sotto le spalline del suo vestito e le feci scivolare lungo le braccia. Si girò sollevando i capelli, in modo che potessi tirar giù la cerniera. Lo feci, lentamente, facendo scorrere il pollice lungo tutta la schiena mentre l’abbassavo. Il vestito cadde a terra e io restai immobile a guardarla. Si girò e mi fissò. Guardava mentre io la guardavo. Dopo tutto questo tempo, era ancora lei ad avere il controllo. Sapeva quello che mi faceva.
Andai verso di lei, lentamente, e la baciai leggermente questa volta, con tenerezza. Fece scorrere le mani sotto la mia camicia tirandola fuori dai pantaloni, poi mi avvicinò ancora di più. Sentii la camicia che cadeva. Interruppe il bacio e mi accarezzò le spalle. Le guardava, poi guardava me, come se non sapesse da che parte iniziare. Mi faceva impazzire quando guardava il mio corpo. Credo che le piacessero soprattutto i miei avambracci, non so bene perchè. Però la sorprendevo ogni volta ad ammirarli, e sinceramente la cosa non mi dava affatto fastidio. Non potevo nascondermi da lei, nè lei poteva nascondere qualcosa a me. Ormai l’avevo imparata a memoria...e Dio aveva davvero dato il meglio di sè quando l’aveva creata. Un capolavoro.
Guardò in basso verso il mio bacino e verso quella protuberanza che non aspettava altro che poter uscire. Poi alzò di nuovo lo sguardo verso di me, il suo viso ad un centimetro dal mio. Era proprio questo. Questo era lo sguardo che faceva crollare ogni mia difesa. Era come se tutto il mondo si fermasse per un minuto ed ogni cosa venisse avvolta dal silenzio.
Feci scorrere le mie mani sul suo corpo.
Questa è la donna che amerò fino al giorno della mia morte. Queste sono le mani che stringerò quando avrò novant’anni. Questo è il seno che continuerò a guardare per i prossimi dieci anni, e oltre. Questo è il ventre che farà nascere il mio bambino. Queste sono le gambe che saranno avvolte attorno a me quando mi addormenterò per l’ultima volta. Questo è il viso che sarà nei miei pensieri negli ultimi istanti della mia vita.
Le sfilai le mutandine e le baciai la pancia, pensando che un giorno avrei voluto metterla incinta. Le baciai le gambe, pensando a quando mi avrebbero circondato quando saremmo stati ormai vecchi, a letto. Mi rialzai e la sollevai, sdraiandola poi sul pavimento sopra il mio mantello. La guardai, con le gambe aperte ai lati del mio torace. Mi abbassai i pantaloni e le mutande e mi mossi in avanti restando sospeso sopra di lei. Volevo che sapesse a cosa stavo pensando. Per attimo pensai seriamente di parlare, non m’importava. Volevo assolutamente che sapesse ogni cosa che avevo pensato. Lei sembrò davvero leggermi nel pensiero. Avvicinò un dito alla mia bocca e annuì con la testa. Lo sapeva. Non c’era bisogno che lo dicessi ad alta voce.
Intrecciai le nostre dita e la penetrai, stringendole le dita contro il pavimento ogni volta che spingevo. La scritta in nero era ancora lì. Non l’aveva lavata via. Sorrisi, e ci guardammo intensamente per tutto il tempo.
Ci svegliammo presto. Il sole non era ancora spuntato, ma il cielo era già chiaro. Stavamo congelando. La temperatura era scesa notevolmente durante la notte. L’osservai mentre dormiva a pancia sotto, con il mio mantello avvolto attorno alla parte inferiore del corpo, la schiena scoperta. Dormiva così profondamente che odiai doverla svegliare, ma non potevamo davvero stare fuori tutta la notte per quanto lo desiderassimo.
Le accarezzai dolcemente la schiena nuda e le spalle, sentendo la morbidezza della sua pelle. Le scostai i capelli e le feci scorrere le dita sul collo. Sfiorai una lentiggine proprio lì, dietro al collo, al centro. Un piccolo puntino tra il rosso e il marrone che avevo baciato molte volte. La mia lentiggine.
Iniziò a stirarsi.
Mmm, brontolò. Baciai la mia lentiggine e lei aprì gli occhi. Mi picchiettai sul polso per farle capire che era ora di andare. Annuì e si mise seduta, sfregandosi gli occhi per cancellare ogni traccia di sonno.
Lei uscì per prima, dopo aver controllato che il campo fosse libero.
La rividi quando Ron partì. Augurammo a lui e a Ginny buone vacanze e li salutammo. Era la vigilia di Natale. Due settimane completamente soli per fare tutto quello che volevamo...Che il Signore ci aiuti.
Che il gioco abbia inizio.
*****
CAPITOLO 4: Zabaione
*****
Credo che Ron lo sappia.
Prima di partire ha guardato prima Hermione, poi me. Si è leggermente chinato in avanti e mi ha sussurrato: “Mi raccomando, non fare nulla che io non farei...anzi...” fece una piccola pausa, come per pensarci su “fai tutto quello che vuoi, proprio tutto. E’ quello che farei io” e sorrise maliziosamente. Fred e George sarebbero davvero fieri di lui.
Non gli risposi nulla. Sorrisi e gli augurai un Buon Natale.
Ero nella gioielleria di Hogsmeade e aspettavo che la commessa mi portasse il regalo impacchettato per poter andare. Mentre ero lì incominciai a pensare a questa mattina, subito dopo la partenza di Ron e Ginny.
Eravamo sdraiati sul pavimento della Sala Comune, semplicemente intenti a goderci il totale silenzio. Hermione aveva la testa appoggiata sul mio grembo, ed era voltata verso la finestra ad osservare la neve che cadeva. Con una mano tenevo il libro sul Quidditch che non avevo mai finito di leggere, mentre l’altra mia mano era sul suo seno. Indossava di nuovo la mia T-Shirt grigia. Era stata proprio lei a mettere la mia mano lì, qualche minuto prima. Credo si sentisse ignorata.
La stavo ignorando. Ma non per davvero.
Senza guardarla, spostai la mano dal suo seno per girare pagina, apparentemente immerso nella lettura. Con la coda dell’occhio, mi accorsi che aveva messo il broncio, così continuando a leggere appoggiai di nuovo la mano sul suo seno e diedi una leggera strizzatina.
Hermione, tu avrai sempre la mia attenzione. Le lanciai un sorrisetto compiaciuto e tornai al mio libro.
Vidi che sorrideva e arrossiva. Sì, proprio così, era arrossita. Oh sì, mi vuole.
Ho Hermione mezza nuda tra le braccia con questo seno stupendo...per quale motivo sto leggendo un libro...? Che uomo sono? La vergogna di tutto il genere maschile, ecco cosa sono.
Guardai verso di lei e la baciai così, al contrario. Poi lanciai il mio libro in un angolo...lo finirò più tardi, forse. Hermione scoppiò a ridere mentre mi giravo per sistemarmi sopra di lei.
Sentii una campanella suonare mentre la porta del negozio si apriva e un omone enorme con i capelli grigi entrava nel negozio, distogliendomi dai miei ricordi. Disgraziato.
Eravamo andati ad Hogsmeade quel pomeriggio come ‘Harry e Hermione’. Avevamo bevuto una Burrobirra ai Tre manici di scopa e parlato di cosa avevamo comprato per Ron. Avevamo anche parlato della cena di Natale che si sarebbe svolta con i professori e con i pochi studenti rimasti di tutte le Case, e ci eravamo chiesti perchè nessuno dei professori sembrava avere una famiglia da cui tornare...era davvero strano. Parlammo anche del viaggio di lavoro che i genitori di Hermione avrebbero fatto quest’anno, e scherzammo su come doveva apparire la casa dei Malfoy sotto Natale, probabilmente un albero di Natale decorato d’argento e nero con qualche elfo domestico morto impiccato ai rami. Molto carino.
‘Harry’ sapeva bene cosa avrebbe preso per Hermione. Avevo trovato la prima edizione di “Storia di Hogwarts” con capitoli extra e inediti, firmata dall’autore. L’avevo scovata per caso, e sapevo che ne sarebbe impazzita.
Ma volevo anche comprarle qualcosa per i nostri momenti di privacy. Qualcosa che lei avrebbe aperto e avrebbe saputo essere solo da parte mia. Mi vennero in mente le solite cose fatte apposta per le ragazze in queste occorenze, come gioelli, profumi, cioccolatini, ma nessuna di queste mi sembrava abbastanza ‘personale’. Chissà se anche lei mi avrebbe preso qualcosa di ‘personale’.
Quindi avevo guardato in giro per un bel po’ di tempo ma poco dopo avrei dovuto incontrarla per tornare ad Hogwarts per cena. Stavo iniziando a entrare nel panico.
Gioelleria. “Con i gioielli non sbagli mai” mi aveva detto Fred l’anno scorso. Era uscito per un po’ con Angelina Johnson e non sapeva mai cosa prenderle.
Mi guardai intorno e trovai una gioelleira chiamata “Il nodo del legno”. Il negozio era piuttosto strano, con tre ceppi posizionati in ogni angolo. Sopra ogni ceppo erano appoggiati diversi tipi di gioielli tra cui braccialetti, anelli, collane e orologi piuttosto particolari. Inoltre c’erano piante rampicanti che pendevano dai muri...mi sembrava di camminare nella foresta. Una donna uscì da dietro una tenda e mi sorrise cordialmente. Mi ricordava la signora Weasley.
“Salve! Buon Natale!”
“Grazie, anche a lei” le risposi sorridendole e guardando intorno.
“Cerchi qualcosa in particolare?”
“No, niente di particolare...piuttosto qualcosa di speciale”
La donna mi sorrise: “Per una ragazza speciale?”
Le sorrisi e annuii.
“Bene, posso aiutarti. Allora dimmi, sei non serio, più o meno serio o molto serio?” chiese con una mano sul fianco.
“Che cosa?” le risposi con le sopracciglia sollevate.
Si avvicinò e mi mise un braccio intorno alle spalle. “Il gioiello che compri alla tua ragazza deve riflettere quello che provi per lei. Fidati di me, ho visto molti poveretti entrare nel mio negozio e comprare le cose meno appropriate. Comprano anelli per ragazze con le quali non hanno intenzioni serie, o braccialetti per quelle a cui dovrebbero prendere un anello. Poveri ragazzi. La maggior parte di voi è terribilmente confusa quando si tratta di questo genere di cose...”
Deglutii e lei rise.
“Oh oh non ti preoccupare. Sono sicura che le piacerà qualsiasi cosa le prenderai”
“Molto serio” le risposi finalmente. Lei mi sorrise e andò verso un ceppo con anelli, braccialetti e orecchini grandissimi e sgargianti. Nessuna di queste cose sembrava adatta ad Hermione.
“Ti lascio guadare un pochino. Chiamami se hai bisogno di qualcosa, sarò subito da te” mi disse con un sorrisetto dirigendosi verso il registro di cassa. Prese un ferro per fare a maglia e iniziò a canticchiare tra sè e sè.
Feci un giretto da un ceppo all’altro finchè qualcosa attirò la mia attenzione. Lessi il cartellino pubblicitario:
‘Compra un VERO braccialetto incantato! Questo antico bracciale d’argento può essere incantato per creare i ciondoli della forma di qualsiasi oggetto che desideri! Un perfetto regalo personalizzato per la tua ragazza speciale!’
“Mi scusi?” chiamai la commessa.
“Hai trovato qualcosa, caro?” Mi rispose venendo verso di me.
“Cosa significa ‘incantato per creare i ciondoli della forma di qualsiasi oggetto che desideri’ ?”
“Dunque, tu mi dici quale oggetto vuoi che appaia su di esso e io posso creare versioni in miniatura di qualsiasi cosa tu mi chieda. Un signore sapeva che sua moglie adorava gli spaghetti e così mi fece incantare un ciondolo della forma di un piccolo piatto di spaghetti. Era molto grazioso. Qualcuno usa ‘ti amo’ come incantesimo, qualcun’altro un libro o un animale preferito. Puoi inserirne cinque.. se ne vuoi di più dovrai pagare un extra.
Sorrisi. Era perfetto. “Lo prendo”
Sorrise anche lei. “Fantastico!” Passò una mano sopra il ceppo e l’invisibile barriera di sicurezza tremolò come una goccia d’acqua. Prese il braccialetto e ci spostammo verso l’ingresso del negozio. “Ora dimmi, quali incantesimi vorresti mettere?” mi chiese, prendendo una piuma e un pezzo di pergamena.
Ci pensai un attimo. “Un boccino. Un cucchiaio. Un freccia.” mi fermai, riflettendo. “Una pala da giardiniere.” Mi scappò una risata e la commessa mi guardò in modo strano. Non poteva capire.
“Ne manca uno” mi disse.
“Un cuore”. Era l’unica cosa a cui potevo pensare.
Mi sorrise. “Va bene così?”
“Sì, è tutto, grazie”.
“Ok, inizio con gli incantesimi così potrai controllare se va bene prima dell’acquisto, d’accordo?”
“Perfetto. Grazie”.
Scomparse nel retro, dietro la tenda. Guardai in giro nel negozio mentre aspettavo, notando alcune delle più enormi ed orribili collane che avessi mai visto. Perchè qualcuno dovrebbe comprare qualcosa del genere?
C’era qualcosa su cui continuavo a posare gli occhi, ma cercai di ignorarlo. E’ meglio persistere con un regalo sicuro, Harry, continuai a ripetermi. Ma nonostante questo, non riuscivo a staccarvi gli occhi. Era perfetto. Era quello che avrei comprato, se avessi cercato quel genere di cosa.
No, no. Hai preso il braccialetto. E’ davvero un regalo stupendo. Le piacerà e questo è l’unico problema che ti devi porre per stanotte.
“Ecco fatto, a te. Guarda se è tutto a posto. Tutto può essere cambiato quindi se c’è qualcosa che non ti piace, dimmelo”.
Tenni in mano il delicato braccialetto. Il boccino, il cucchiaio. La piccola pala, il cuore. Il più carino di tutti era il cucchiaino. Era proprio uguale al cucchiaio della cucina, ed era bellissimo.
“E’ davvero perfetto, grazie mille. Lo adorerà” le dissi restituendoglielo.
Mi sorrise . “Oh bene. Lo spero proprio” disse mettendo il braccialetto in una lunga e sottile scatola nera che creava un netto contrasto con l’argento. “Tutto a posto, ti faccio il conto?” annuii non del tutto convinto.
“A meno che naturalmente tu non abbia visto qualcos’altro che non puoi fare a meno di comprare...” disse con un sopracciglio sollevato con fare allusivo. Doveva avermi visto mentre guardavo sull’altro ceppo. Non disse nient’altro e batté solamente il braccialetto. Rimasi pensieroso frugandomi nelle tasche.
“In realtà, ci sarebbe qualcos’altro...”
***
Si sedette nella vasca, i capelli avvolti in uno chignon sulla testa e gli occhi chiusi. Era salita per farsi un bel bagno prima di cena, ma volevo assolutamente vederla. Sì, ero proprio noioso. Entrai di soppiatto nella sua stanza con due calici di ‘egg nog’ che avevo rubato agli elfi domestici. Non riuscivo a togliermi dalla testa l’immagine di Dobby con in testa un cappello da Babbo Natale di 4 taglie troppo grande per lui. Povero, dolce Dobby. Giuro che lo uccido se viene a svegliarci domani mattina.
Hermione non mi sentì entrare. Stava ascoltando qualcosa simile ad un triste blues, non avevo idea di cosa fosse. Chi avrebbe mai detto che ad Hermione piacesse questo genere di musica? Mi sedetti vicino alla vasca in silenzio e restai a guardarla mentre canticchiava il triste ritmo della canzone.
Lentamente feci scivolare una mano sulle sue ginocchia vellutate che spuntavano fuori dall’acqua.
“Ahhh!” gridò e fece un salto per lo spavento così che un bel po’ d’acqua strabordò dalla vecchia vasca. Scoppiai a ridere senza spostare la mano. Lei sospirò mettendosi una mano sul cuore e rivolgendomi uno sguardo assassino. Poi però mi sorrise e io con la mano libera le porsi il calice di egg nog, quella roba schifosa e appiccicosa, o almeno lo era per me. A lei invece sembrò piacere, quindi iniziai la mia tortura.
Feci scorrere la mano sotto il livello dell’acqua, lungo il suo interno coscia. Mi fulminò con lo sguardo e io le sorrisi, così lei si rilassò e appoggiandosi il calice al petto chiuse gli occhi.
Per caso la lettera ‘H’ sul rubinetto della vasca di una ragazza sta per ‘Hell’, inferno? Credo che quando avrò finito le mie mani avranno ustioni di terzo grado.
Sentii il suo soffice mucchietto di peli e premetti con le dita. Vidi che inarcava leggermente il collo indietro, e continuai a sfiorarla leggermente, senza entrare in lei. Le sue cosce si strinsero tenendo bloccata la mia mano dov’era, quindi si spinse verso di me, prese un sorso di egg nog e si avvicinò ancora di più baciandomi.
D’accordo, l’egg nog non è così terribile. E’ dolcissimo e caldo. E di sicuro non guastava il fatto che la sua lingua massaggiasse la mia con questo sapore così dolce e così caldo.
Interruppe il bacio e rimase a guardarmi con un’espressione decisamente provocante e in risposta continuai con la mia esplorazione appoggiando la testa al bordo della vasca.
Era tutto molto piacevole, davvero molto piacevole. Devo ricordarmi di scoprire chi canta questa canzone. E’ davvero una grande canzone. Lei sorseggiò un’altra volta l’egg nog e poi spinse contro la mia mano totalmente abbandonata al mio tocco, e fu allora che entrai in lei, muovendo il pollice. Vidi che apriva gli occhi e mi guardava, e io restai a fissarla senza battere ciglio.
Non riuscii più a resistere. Mi misi sulle ginocchia e mi chinai verso di lei baciandola. Ora metà della mia t-shirt era totalmente bagnata, come i miei pantaloni per via dell’acqua che si era versata per terra. Sinceramente, non m’importava per nulla. Mi avvicinai ancora di più, baciandole la gola, mentre le mie dita spingevano con crescente intensità e senza pensarci su mi sedetti ancora più avanti per esserle più vicino.
Ovviamente finii dentro la vasca, con i vestiti e tutto il resto, i miei occhiali volarono via da qualche parte in un angolo. Hermione scoppiò a ridere sonoramente mentre l’acqua continuava a versarsi sul pavimento. Ora mi trovavo tra le sue gambe e mi reggevo agli angoli della vasca per restare in equilibrio su di lei.
Come riuscimmo a fare tutto questo senza ucciderci va oltre la mia comprensione. Non riuscii in nessun modo a togliermi i pantaloni del tutto inzuppati, per quanto io ci avessi provato, ma comunque sbottonarli fu sufficiente. Lei mi sfilò la t-shirt bagnata e la buttò sul pavimento. Devo ricordarmi di uscire da questa vasca molto lentamente. Mi sembra già di vedermi scivolare e cadere rovinosamente a terra, per poi essere trovato morto la mattina da qualche povero elfo domestico. Morto sul pavimento, ma con un sorriso ridicolo sul volto. Per lo meno morirei felice.
Infatti è proprio quello che voglio ottenere.
Spinsi in lei e le sue gambe mi circondarono i fianchi. Ogni volta che spingevo, l’acqua strabordava dalla vasca ed Hermione ridacchiava.
Profumava di sapone e zucchero.
Quando finimmo, mi girai appoggiando la schiena al suo petto, e lei avvolse le gambe attorno a me per tenermi il più vicino possibile. Le accarezzai le ginocchia e lei mi mise le braccia attorno al collo, lasciandole cadere sul mio torace. Mi baciò la nuca mentre io intrecciai le mie dita alle sue e a mia volta le baciai leggermente le nocche. Poi le riappoggiai al mio petto e restammo lì per un po’ di tempo. Chiusi gli occhi assaporando appieno quella sensazione. Mi sentivo terribilmente stanco e a mio agio. Con l’alluce sentii che apriva il rubinetto dell’acqua per riempire di nuovo la vasca...molta era andata persa a causa del mio incontenibile ardore.
Distese poi le mani sul mio petto e le fece scorrere su e giù, continuando a stringermi a lei.
Che importa di scivolare e cadere a terra. Signore, prendimi ora!
Devo essermi addormentato, perchè quando aprii di nuovo gli occhi Hermione mi stava scuotendo delicatamente, poi si picchiettò sul polso, il nostro segnale che significava ‘tempo scaduto’. Annuii e mi sedetti, mentre lei scivolava via da dietro di me e prendeva un asciugamano. Rimasi a fissarla mentre avvolgeva i capelli in un asciugamano e ne lanciava invece un altro per terra per asciugare un po’ dell’acqua che si era versata- almeno fino a quando avesse raggiunto la sua bacchetta per pulire tutto. Notò che la stavo guardando e mi sorrise con un’ espressione di rimprovero prima di tornare nella sua camera. Scoppiai a ridere.
Mentre uscivo dalla vasca, lei si era seduta sul letto e si stava asciugando i capelli. I miei vestiti erano totalmente bagnati e avrei dovuto tornare nella mia stanza avvolto in un asciugamano per prenderne di asciutti, ma non volevo ancora andarmene. Sai, in tutto questo tempo io e lei non abbiamo mai fatto l’amore su un letto. C’è qualcosa di irresistibile e fantastico in questo pensiero.
Ancora una volta, Harry. E’ chiaro che saremo in ritardo per la cena.
Hermione si alzò in piedi e lasciando cadere l’asciugamano lo usò per asciugarsi le gambe. Restai sulla porta del bagno a guardarla. Avevo lasciato la scatola con il braccialetto sul suo comodino, prima di entrare in bagno. Volevo che l’aprisse, ma non l’aveva ancora notata.
Invece, stava guardando in giù, verso il suo stomaco. Stava guardando la freccia ormai sbiadita che era solo più un’ombra. Si voltò verso di me tirando fuori il labbro inferiore esprimendo il suo dispiacere. Le sorrisi e andai verso la scrivania dove trovai un po’ di penne. Nessun penarello, quindi mi accontentai di una sottile penna nera.
Le sorrisi di nuovo e la feci sdraiare sul letto. Ritracciai la freccia e stavo per riscrivere ‘MIA’, ma ci pensai un attimo su.
D’ora in poi non si torna più indietro. Soffiai sulla sua pancia per far asciugare la scritta, passai la mia mano sopra per essere sicuro che non sbavasse. Mi chinai su di lei e la baciai prima di alzarmi. Buttai l’occhio sul comodino dove c’era ancora il suo regalo, e lei si accorse che avevo guardato in quella direzione. Fu allora che notò la lunga e sottile scatola nera, e mentre si tirava su guardò verso la sua pancia e sembrò sorpresa.
<- TI AMO
Non era come se non le avessi mai detto prima di amarla. Ogni volta che la guardavo le dicevo di amarla. Ogni volta che la baciavo le dicevo di amarla. Ogni volta che spingevo in lei, sempre di più, le avrei detto che l’amavo. Nel magazzino del Quidditch, nel ripostiglio delle scope, in cucina, sotto le scalinate del campo, nella classe di Piton, e anche adesso nella vasca. Avevo spinto in lei.
Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo...
Lei sapeva bene che l’amavo. Anche se non l’avevo mai manifestato apertamente. Non l’avevo mai messo in parole.
Alzò lo sguardo verso di me. Le accarezzai dolcemente il volto e la baciai di nuovo, questa volta con più tenerezza. Le diedi un pizzicotto sul naso e me ne andai.
****
CAPITOLO 5: Torta
*****
Non aveva ancora aperto la scatola.
Fu la prima cosa che notai quando rientrai nella stanza. Speravo che l’avesse già aperta e avesse indossato il braccialetto, invece non ebbi questa fortuna. Maledizione.
Era in bagno. Sentivo che si spazzolava i capelli, e rimasi sulla porta per qualche istante.
“Obliatè anti-gravidanza”, le sentii pronunciare. Eh già, è meglio che sia sicura che quell’incantesimo contraccettivo sia molto potente perchè ho intenzione di metterlo alla prova, questa notte. Sorrisi compiaciuto.
Mi ero cambiato velocemente per tornare nella sua stanza e scendere con lei a cena. La cena di Natale ad Hogwarts era molto meno formale di tutte le altre cene normali. Ci andavamo con i nostri vestiti e sedevamo insieme ai professori. Solitamente ero l’unico Grifondoro a restare, tranne le rare volte in cui c’era anche Ron, così almeno avevo lui con cui parlare.
Mi sdraiai sul letto in attesa di portarla giù con me, lasciando le gambe penzolare fuori. Chiusi gli occhi appoggiandoci un braccio sopra; quel bagno mi aveva proprio lasciato addormentato.
Sentii la sua mano che accarezzava il mio petto. Non mi ero neppure accorto che fosse rientrata nella stanza, ed ora invece era in piedi davanti a me, tenendo in mano il suo regalo. Lo scosse un pochino sorridendo, e mi guardò.
Annuii, per farle capire che volevo lo aprisse adesso.
Si buttò sul letto vicino a me come una bambina e strappò via il fiocco rosso, gettandolo a terra.
Mi misi e ridere deglutendo nervosamente. Continuavo a sentir risuonare in testa le parole della commessa ‘ho visto molti poveretti entrare nel mio negozio e comprare le cose meno appropriate...’
Hermione aprì la scatola e spalancò la bocca. Sorrisi tra me e me. Le piace.
Prese il sottile e delicato filo d’argento e lo tenne sospeso davanti alla faccia. Sorrise guardando ognuno dei ciondoli incantati, e rise silenziosamente pensando a quello che significavano, ricordando dove e in quale momento ciascuno era diventato così significativo. Mi guardò con un’espressione di pura gioia sul volto.
Si alzò, mi lanciò le braccia attorno al collo –atterrandomi- e mi bloccò sul letto, abbracciandomi così stretto che per un attimo pensai che la mia testa si sarebbe staccata e sarebbe saltata via per la troppa pressione. Scoppiai a ridere accarezzandole la schiena.
Prego.
Lei non si staccò subito, invece iniziò a baciarmi il collo senza smettere. Prese la mia faccia tra le mani e mi baciò le guance, poi la fronte, il naso e infine la bocca. Passò le mani tra i miei capelli, mentre la sua lingua si muoveva e danzava nella mia bocca.
Oh sì, decisamente...prego!
Mi si sedette in braccio e mi sporse il braccialetto. Mi tirai su, così che i nostri petti si toccavano, e presi il braccialetto mentre lei tirava su la manica della maglia. Allungò il braccio e io inclinai la testa per riuscire a legare il braccialetto e chiuderlo attorno al suo sottilissimo polso: mentre ero in questa posizione, mi baciò il collo, mostrando ancora una volta il suo apprezzamento. Mormorai sorridendo, accarezzandole il braccio appena riuscii nel mio intento. Fece dondolare il bracciale davanti agli occhi, con i piccoli ciondoli incantati che tintinnavano. Poi mi guardò di nuovo, mi baciò leggermente e saltò fuori dal letto con la stessa velocità con cui ci si era buttata sopra poco prima.
Si inginocchiò davanti a me e per un momento pensai che stesse per farmi un altro..pompino. Wow, devo decisamente comprarle dei gioielli più spesso!, pensai, mentre la mia mano era già sulla zip dei pantaloni. Hermione scoppiò a ridere e alzò gli occhi al cielo, allungando invece una mano sotto il materasso. Afferrò qualcosa e lo nascose dietro la schiena prima che potessi vederlo.
Era una scatola quadrata. Fece per darmela, ma mentre allungavo una mano per prenderla, per gioco la ritirò indietro. Piccola strega. Saltai anch’io giù dal letto e la inseguii per la stanza. Si mise a saltare sugli altri letti e riuscì a sfuggirmi per poco finchè l’acchiappai lanciandola su uno dei letti. Le feci il solletico e la feci girare, afferrando il regalo, e lei lanciò un gridolino quando le diedi una pacca sul sedere. Poi si girò guardandomi mentre l’aprivo, e con le mie gambe bloccavo le sue.
Spacchettai la scatola in un lampo, strappando la carta e buttandola sul pavimento.
Era un libro di pelle marrone, usato, con la lettera ‘H’ in rilievo sulla rilegatura. Per un attimo pensai fosse un libro sul Quidditch, finchè diedi una veloce occhiata alla prima pagina.
Mi aveva regalato la cosa più personale che possedeva. Mi aveva regalato...il suo diario.
Ma non solamente il suo diario. Dopo aver letto le prima pagine, mi accorsi che aveva iniziato a scrivere questo diario la notte dopo quella prima volta nello sgabuzzino delle scope. Questi erano i suoi pensieri, le sue parole. Tutte le cose che non aveva mai detto, tutte le cose che erano successe anche senza una parola. Ogni cosa che lei aveva pensato dal primo giorno in poi. E nient’altro. Non aveva raccontato dei suoi giorni di scuola, dei suoi genitori, non parlava di Ron, Ginny o delle sue compagne di stanza.
Solo noi. Il libro era pieno, fino all’ultima pagina.
Probabilmente doveva iniziarne un altro e aveva deciso di regalarmni questo.
Ero totalmente senza parole. Non potevo credere mi avesse dato qualcosa di tanto privato. Forse non avrei dovuto essere tanto sorpreso, in fondo mi aveva dato molte cose che si potrebbero considerare ‘private’. La guardai, appoggiando il diario accanto al letto, intrecciai le mie dita alle sue e le bloccai le mani contro il letto sopra le spalle, per poi chinarmi e baciarla.
Mi avvolse le braccia attorno al collo e si alzò per venirmi incontro. Istintivamente le mie gambe scivolarono tra le sue.
Più vicino. Queste parole mi girarono insistentemente in testa mentre spingevo i miei fianchi contro di lei, provocandola, implorandola. Improvvisamente, mi sfilò la t-shirt nera dalla testa facendola scorrere lungo le mie braccia fino ai polsi, bloccandoli temporaneamente ai miei fianchi. Ne approfittò per girarmi sulla schiena e si tolse anche la sua maglia con un rapido movimento. La guardai desiderandola ardentemente.
Saremo molto in ritardo a cena.
***
La cena fu piuttosto rapida, e nessuno sembrò preoccuparsi che fossimo qualche minuto in ritardo. Hagrid ci salutò con un roco: “Cia’, buone vacanze Harry, ‘Mione.”
Silente mi lanciò uno strano sguardo durante il dessert. Lo sguardo di chi SA. Come se sapesse che abbiamo girato per la sua scuola facendo ogni genere di cose sporche e cattive. Fece ancora un sorrisetto e prese un sorso del suo ponce di Natale strizzandomi l’occhio.
Quel vecchio sporcaccione.
Non riuscii più a guardarlo negli occhi per tutto il resto del tempo. Hermione se n’era già andata, offrendo ad Hagrid il suo aiuto per recuperare alcuni folletti che erano finiti nel suo whisky. Augurai a tutti la buonanotte e tornai nella stanza di Hermione.
Mi sdraiai sul suo letto, sfogliando le pagine del diario.
“6 settembre. Poco fa ho fatto ad Harry un fantastico pompino in uno sgabuzzino per le scope. Non so assolutamente perchè. Non ero *così* dispiaciuta per lui perchè aveva perso la partita di Quidditch. Non saprei. Semplicemente, guardavo il suo viso, i suoi capelli, le sue braccia...e sentivo un impulso che doveva assolutamente essere placato. E di certo non mi sarei mai prestata a quelle stupidaggini da bambine tipo: ‘Ti piaccio? Fai una crocetta sul sì o sul no’. Era Harry, maledizione. Quindi, semplicemente...l’ho fatto. Davvero una cosa buffa, non ho minimamente pensato alla sua reazione. E in fin dei conti, non mi sembra che gli sia dispiaciuto.
Durante la cena, non ha smesso un attimo di fissarmi. Era tutto piuttosto divertente. Io non ho detto una parola soprattutto perchè mi vergognavo da morire per quello che avevo fatto, ma anche perchè era tutto bellissimo. Voglio farlo di nuovo, solo per vederlo impazzire ed eccitarsi. Penso in tutta sincerità che si sia auto-convinto che non è successo nulla, o che sia stato solo un episodio isolato, una cosa della quale non parleremo mai. Solo una specie di...amichevole qui pro quo.”
Scoppiai a ridere leggendo queste cose. Solo Hermione potrebbe riuscire a far apparire quello che abbiamo fatto quella notte come un’operazione commerciale. Come la risposta più logica alla domanda di un esame.
“20 settembre. Qualche volta posso percepire il suo profumo dal posto in cui è seduto e vorrei solamente rubargli i vestiti per poterli annusare per tutto il tempo. E’molto strano?”
No, per nulla.
“21 settembre. Sono stanca di dovermi trattenere. Quando gli dico ‘in bocca al lupo per la partita di Quidditch’, quello che intendo in realtà è ‘adoro la tua bocca’.”
Sorrisi. Adora la mia bocca.
A quanto pare le piacciono anche tutte le altre parti del mio corpo. Capii che la sua prima volta era stata più dolorosa di quanto avevo creduto. Mi sentivo un po’ come un guardone a leggere tutto questo, ma andai avanti comunque.
Ho scoperto che il suo posto preferito è la vecchia stanza del Quidditch. ‘Profuma di polvere, sole, vecchi libri e di Harry’, scrisse. Devo portarla là più spesso. Arrossii leggendo le parole che seguivano, poichè contenevano i dettagli di quanto era eccitata quel giorno in cui mi saltò addosso fuori dalla classe di Piton. Era piuttosto...esplicita.
E mi stava facendo sentire sempre più...esplicito.
“23 ottobre. Credo che non potrò mai più mangiare gelato al cioccolato.”
Mi amava.
“27 ottobre. Sono innamorata di Harry. Totalmente. Non è un’affermazione. Semplicemente *è* così. Dire che lo amo suona quasi come qualcosa di insignificante se paragonato a quello che provo per lui. Solo il modo in cui mi guarda...”
Ero commosso. Ero terribilmente commosso.
Lessi tutto il diario, mi ci vollero più o meno due ore. Non ero riuscito a smettere di farlo, anzi mi mangiavo letteralmente le parole. Ogni parola dolce o sciocca, o imbarazzante, e anche le parole più sexy. Era come leggere un libro che hai sempre aspettato di leggere, e quando finalmente ne hai la possibilità non resisti e vorresti arrivare subito alla fine. Ma allo stesso tempo non vuoi nessuna anticipazione, quindi ti trattieni dal leggere avanti.
Ho scoperto che le piace anche la libreria. Che le piace quando metto le patatine nel mio panino. Invece odia quando lancio i pop-corn in aria e li prendo con la bocca. Le dà un fastidio immenso.
Le piace quando la guardo e distolgo lo sguardo appena mi rendo conto di fissarla, ma poi mi giro di nuovo verso di lei quando capisco che posso farlo.
E’ un segreto, ma le piace da morire anche il Quidditch e vorrebbe saper volare meglio per giocare con me.
Le sue ultime parole erano un messaggio per me. Le aveva scritte il giorno prima.
“Harry,
So che i nostri silenzi riescono a trasmettere tutte quelle cose per le quali non esistono parole adatte. Non ho bisogno di mettermi a cercare la parola giusta per descrivere cosa provo, quando è sufficiente che io ti guardi perchè tu lo sappia. Per questo, non dovrei dirtelo, perchè lo sai già.
Ma...ti amo.
H”
Decisamente commosso.
Erano circa le otto di sera quando le sentii aprire la porta, e la guardai mentre si precipitava all’interno. Fuori nevicava e lungo la strada dalla capanna di Hagrid alla scuola si era bagnata tutti i capelli. Teneva tra le braccia un contenitore con qualcosa al cioccolato all’interno. Quando vide il diario tra le mie mani arrossì leggermente, poi chiuse la porta con un calcio e si avvicinò al letto.
Dentro una delle enormi scodelle di Hagrid, delle dimensioni di una testa, c’era della torta al cioccolato con sopra del budino. Probabilmente Hagrid aveva voluto ringraziarla per averlo aiutato. Inoltre stava tentando di mangiarla con un cucchiaio che aveva le dimensioni di una piccola padella.
Appoggiò la scodella sul letto e si sfilò la camicia, i suoi capelli umidi che volavano dietro di lei, e si tolse le scarpe lanciandole in un angolo della stanza. Stava tremando di freddo.
Scivolò verso di me, ancora in jeans e reggiseno nero, uno spettacolo delizioso. Mi stava guardando come se avesse davvero molto caldo...
Chiusi il diario appoggiandolo sul suo comodino. Le sue mani raggiunsero i miei piedi: mi tolse le calze, le arrotolò tra le mani e poi le lanciò nell’angolo.
Ecco come si fa.
Poi mi afferrò le caviglie tirandomi le gambe sul letto di modo che fossi sdraiato. Non riuscii a contenere una risata.
Hermione ha voglia di giocare e si comporta come volesse dire ‘Sono una donna e ora vedi come ti mando su di giri’. E iniziò a mettersi a cavalcioni sulla mia vita e a spingere di proposito su di me, ed è davvero molto fredda.
E’ ora di scaldarla.
Le metto le mani sulla vita nuda, ma lei le afferra subito sbattendole di nuovo sul materasso. Oooo. Salve, Miss Granger...
Mi tirò violentemente per la maglia sollevandomi verso di lei e baciandomi con passione, poi mi sfilò la maglia dalla testa. Fece una specie di grugnito di frustrazione quando mi si impigliò all’orecchio. ‘Ah!’ sussurrai quando tirò troppo forte. Mi misi a ridere e lei mi guardò con un’espressione di scusa, poi abbassò lo sguardo verso la mia cintura.
Ah-ah, come se dovesse sentirsi colpevole per essere ansiosa di togliermi i vestiti. Sciocchina.
La guardai mentre buttava di lato il cucchiaio e si allungava infilando un dito nel budino e prendendone un po’. Me l’offrì e mangiai con piacere, prendendomi il mio tempo. Poi tirò indietro il dito leccando quello che avevo lasciato. Mi venne in mente il suo diario.
“3 Novembre. Oggi mi ha preso le mani e le ha baciate, così, senza motivo. Solo perchè...”
Cercai le sue mani e le presi tra le mie, baciandole sul dorso e sulle nocche. Lei le affondò di nuovo nel budino.
“15 Novembre. E’ così bello che vorrei mangiarlo. Così bello che potrei impastarlo, friggerlo in padella e mangiarlo come contorno con l’insalata.”
Sentii prima ancora di vedere che mi stava spalmando il budino in faccia. Guardai in su e lei saltò via da me con un’aria di sfida negli occhi. Teneva la ciotola tra le braccia e correva.
Quella piccola strega stava iniziando una guerra col cibo con me. Oh, puoi giurarci che l’avrà. Mi alzai dal letto mentre lei urlava correndo verso la porta, lanciandomi addosso una porzione di budino e mancandomi quasi del tutto. Mi colpì solo un pochino sul petto. Sapevo bene di poterla acchiappare in qualsiasi momento, ma non volevo ancora farlo. Quindi corsi più lentamente, cercando di pulire gli occhiali sui miei pantaloni. Era arrivata nella Sala Comune, davanti al camino, ma appena mi vide corse vicino al divano. Lo scossi cercando di farla scappare via, ci corsi attorno e lei scappò dall’altra parte, quindi ci saltai direttamente sopra e la presi.
“AH!!!” gridò, afferrando una manata di torta e spalmandomela sui capelli. Mi allungai verso la scodella che lei cercava disperatamente di tenere lontana da me...tanto che ora eravamo sul pavimento. Quindi alzai la mano prendendo un po’ di torta che avevo sui capelli e gliela sparsi ovunque in faccia e sul collo.
“Ohhhh!” urlava mentre rideva.
Riuscì a liberarsi e cercò di pulirsi un po’ la faccia. Era davvero orribile. I suoi capelli erano tutti arricciati- tranne un punto in cui era atterrato un mucchio di budino. I suoi jeans erano coperti di rimasugli di torta e la sua pelle era chiazzata di budino al cioccolato.
La desideravo come non mai.
Non potevo più aspettare. Presi le spalline del suo reggiseno tra le dita e la tirai in avanti con violenza, baciandola. La presi in braccio e praticamente la buttai sul tavolo di studio, cercando il bottone dei suoi jeans. Abbassai la cerniera, afferrai la vita e spinsi giù con forza. Amo svestire Hermione. A volte vorrei vestirla solo per il gusto di strapparle via tutto.
Strisciai con lei sul tavolo non appena ebbi tirato giù la mia zip. Lei guardò in basso.
Rifatti gli occhi, rifatti gli occhi.
Entrai in lei con forza, leccando un po’ del cioccolato che aveva sul collo. Spinsi sempre più forte e lei mi baciò. Il tavolo scricchiolava pericolosamente e iniziavo a temere che le gambe stessero per spezzarsi.
“9 Novembre. Oggi ha vinto la partita di Quidditch. Sono felice per lui. Anche se in realtà dovrei essere felice per me, perchè appena le persone hanno iniziato ad allontanarsi dal campo, mi ha presa sotto le gradinate. Abbiamo fatto sesso proprio lì, contro un muro di cemento. Sembrava che ogni volta che spingeva in me, stesse dicendo ‘Ho vinto, ho vinto, ho vinto...’
Forza Grifondoro!”
Ho vinto. Ho vinto. Ho vinto. Ho vinto...oddio, non fare così Hermione. Hermi...
Ed ecco che spara, segna, e geme.
Avevo il viso affondato nella curva del suo collo e quando guardai in su, i suoi occhi fissavano il soffitto e la sua bocca era incurvata in un sorriso pieno di soddisfazione.
“15 Novembre. Adoro quando mi guarda dopo che abbiamo fatto l’amore. C’è qualcosa di così semplice in quello saguardo. E qualcosa di complicato. Di forte e dolce. Qualcosa di impulsivo e timido. Un grazioso misto di contraddizioni.”
Le spostai indietro i capelli e tenni le mani sulle sue guance, restando semplicemente a guardarla per un attimo, prima di scendere goffamente dal tavolo.
Buon Natale, Hermione.
*****
CAPITOLO 6: Dentifricio
*****
Avevo un disperato bisogno di farmi una doccia, pensai mentre tornavo in camera mia. Avrei raggiunto Hermione dopo aver dato da mangiare ad Edvige.
Mi pizzicò la mano, guardandomi furiosamente.
“Ti ho ignorata, mi dispiace. Non preoccuparti, sei sempre la mia preferita, Edvige” le dissi accarezzandole le piume e posizionando una scodella d’acqua sotto il suo ramo. Guardai verso il mio cassetto.
Lascialo lì, Harry. Non farlo. Lascialo lì.
Scacciai via questi pensieri dalla testa e mi avviai verso la doccia. Anche se avrei davvero voluto dividere la mia doccia con Hermione, pensai che il piccolo Harry stava davvero implorando per un po’ di riposo. Maledetto scansafatiche.
Ritornai da lei verso le undici, con i vestiti e uno spazzolino per l’indomani. Lei si era già cambiata e indossava la sua semplice e corta camicia da notte di cotone. I suoi capelli erano molto meglio di prima, si era fatta la doccia e non c’erano più tracce di budino da nessuna parte. Oh, bene.
Stava facendo dondolare il suo braccialetto su e giù sul polso, guardandolo attentamente mentre luccicava. Strisciai fin sul letto, sentendo improvvisamente una strana sensazione di gioia, il bisogno di ridere. Era tutto così...domestico. Stavamo andando a dormire. Nello stesso letto. Senza sesso, eravamo entrambi esausti. Era la vigilia di Natale e la neve continuava a scendere fitta fuori dalla finestra. Avevo davvero bisogno di chiudere gli occhi.
Mi chinai sopra di lei per spegnere la luce e la tenni più vicina a me, sprofondando nel cuscino. Lei si mise il mio braccio attorno alla vita e appoggiò la mano sopra la mia. Questa fu l’ultima cosa che ricordai prima che i miei occhi si chiudessero e cadessi in un sonno profondo.
***
Ci sono molti vantaggi nel dormire insieme nello stesso letto, e uno di questi è il sesso di prima mattina.
Era ancora addormentata quando mi svegliai, il suo corpo per metà fuori dal letto. Il suo braccio penzolava fuori, verso il pavimento. Era la mattina di Natale. Restai a guardare la sua schiena nuda: la leggera camicia da notte di cotone a fiorellini gialli era salita durante la notte. Le mie gambe erano intrecciate alle sue.
Anche quando dormo cerco di avvicinarmi a lei.
Sorrisi e le passai una mano sulla schiena, fino al collo, spostandole i capelli e baciando la mia lentiggine. Hermione si stirò e per un attimo restò sorpresa, non essendo abituata ad avere qualcuno nel letto con lei. Si girò leggermente e mi sorrise, così mi abbassai per baciarla.
Ci baciammo solo una volta, consapevoli che probabilmente il nostro alito di mattina avrebbe potuto uccidere le piccole creature della foresta. Naturalmente, questo non mi impediva di baciarla in qualsiasi altro posto. Si voltò verso la finestra, dandomi la schiena. Le sollevai la camicia da notte fin sopra la testa e accarezzai ancora la sua schiena. Prima le spalle, poi la sottile striscia di perle nel centro, percependo ogni singolo osso e vertebra, infine lungo le braccia. Le baciai le spalle mentre spostavo la sua gamba sopra la mia e mi abbassavo leggermente i boxer. La penetrai lentamente, godendo fino in fondo della lentezza e della pigrizia del gesto.
Tenni la mia testa sollevata appoggiandomi ad una mano, mentre l’altra era sul suo fianco: di tanto in tanto la spingevo indietro. Misi la mano sul suo ventre, proprio sotto il suo ombelico, portandola contro di me. Guardavo mentre i muscoli della sua schiena si flettevano una volta ogni tanto, quindi feci scorrere una mano sul suo seno, lasciandola semplicemente lì per un po’.
Non c’era nulla di rude o impaziente in tutto questo. Ci stavamo semplicemente augurando il buongiorno.
Io spingevo in avanti, lei indietro. Gli unici rumori erano le lenzuola di cotone attorno alla nostra vita o i nostri sospiri. Avanti e indietro. Avanti e indietro. Era tutto così calmo.
Ora non si torna più indietro. Lo sai bene.
E perchè dovrei voler tornare indietro...?
Inizia a sentire l’orgasmo che saliva e cercai di continuare a muovermi lentamente. Ma anche lei stava incominciando a spingere in me con più forza e si stava stringendo sempre di più attorno a me. Infine lasciai andai andare, nel modo più lento possibile. Niente urla o gemiti. Solo i sospiri intensi e profondi di entrambi.
Ed entrambi eravamo decisamente soddisfatti. Ci riaddormentammo.
Si alzò prima di me, perchè mi svegliai sentendola mentre apriva i rubinetto dell’acqua in bagno. La porta era leggermente aperta. Mi girai sulla schiena sospirando, respirando il suo profumo sul cuscino. Infatti, riuscivo a sentirla addosso.
Camminai verso il bagno sbirciando all’interno. Si stava lavando i denti. Grazie al cielo. Restai a fissarla per un momento. Se ne stava lì, in piedi, spazzolandosi, e dava l’impressione di una donna che aveva appena fatto una gran bel sesso. Improvvisamente venni preso dal desiderio di tornare indietro nel tempo per poter ricominciare tutto un’altra volta. Afferrai il mio spazzolino dal mobiletto e ci spremetti sopra un po’ di dentifricio. Lei ammiccò e continuò a spazzolarsi i denti, continuando a guardarmi.
Mi spazzolavo guardandola, lei sputò e spazzolò ancora. Pulii i miei denti dietro e sputai, continuando anch’io. Feci passare lo spazzolino sulla mia lingua, e spazzolai i denti sotto e non le toglievo gli occhi di dosso. Un continuo, eterno spazzolarsi.
Credo di non averci mai messo tanto tempo a lavarmi i denti. Ma i suoi genitori erano dentisti...forse per lei era normale. Nahh. Finalmente fermò la tortura e si sciaquò, rimettendo lo spazzolino a posto.
Ho vinto? No, non vinco mai. O forse aveva avuto pietà di me, concedendomi una vittoria per augurarmi Buon Natale? Uhmmm. Mi sorrise e mi diede una pacca sul sedere prima di uscire.
Adoro vincere.
*****
CAPITOLO 7: Aria
*****
Oh mio Dio, stiamo per morire.
Mentre Hermione era...occupata, io cercavo semplicemente di evitare che ci schiantassimo contro un albero. Andavamo a circa 60 miglia all’ora e lei stava cercando di far l’amore con me. E ci stava riuscendo alla grande. A mezz’aria. Avevo dei seri problemi a concentrarmi, infatti. Grazie al cielo i Serpeverde non hanno mai usato trucchetti del genere durante le partite- vincerebbero sempre.
Eravamo rimasti chiusi in quella stanza per 4 giorni, uscendo solo per mangiare, o io per dare da mangiare ad Edvige. Eravamo diventati degli strani uomini primitivi sesso-dipendenti. Le indicai la mia Firebolt quella mattina, mentre ci vestivamo, pensando che le sarebbe piaciuto fare un giro. Ahhh, come sono dolce.
Sì, giusto.
Era salita sulla scopa con me, e si era messa davanti. Aveva paura di volare, lo sapevo, quindi all’inizio andai piano, tenendola stretta a me con un braccio e la mia testa sulla sua spalla. Visto che non si era lamentata iniziai a girare attorno al campo di Quidditch piuttosto velocemente, fino a volare verso la foresta, che ora era coperta di neve.
Dopo 2 minuti lei iniziò ad essere inquieta e a dimenarsi e subito pensai che stava andando nel panico. Invece vidi che sollevava una gamba, con la gonna che si alzava leggermente. Rallentai immediatamente accorgendomi che eravamo piuttosto in alto. Non volevo rischiare che cadesse.
Riuscì a girarsi, usando le mie spalle come leva...è proprio una contorsionista...e mi sistemò le sue braccia attorno al collo. Le sorrisi ed accelerai di nuovo non appena fui sicuro che non corresse rischi.
Lei iniziò a toccare in basso, sempre più in basso, finchè ebbe la mano sul bottone dei miei pantaloni. Ed ecco quello sguardo malizioso, quello che le riesce così bene. Mi sbottonò i pantaloni e balzò su di me, e la sua gonna scozzese- che prima mi era sembrata così poco adatta per una giornata così fredda- ora mi sembrava decisamente appropriata. Spinse le mie gambe con le sue per permettermi di penetrarla, dopo che ebbe spostato di lato le mutandine. E alla fine ci riuscii.
Le due cose che preferisco al mondo: Hermione e volare. Mi stavano venendo le vertigini. Lei continuava a succhiarmi il collo come un vampiro mentre roteava i fianchi senza mai fermarsi. Lento e poi veloce. Fare sesso con Hermione a 60 miglia orari era abbastanza per farmi girare la testa, ma a quest’altezza e con l’aria pungente per via della neve...pensai che ero sul punto di svenire.
Volavo velocemente e furiosamente, proprio come stava facendo lei. Alla fine iniziai a sentire che stava arrivando, come lei. Iniziò a roteare sempre più velocemente e con forza, poi afferrò la mia faccia e mi baciò, la sua lingua che lottava con la mia. Stavo facendo uno sforzo inimmaginabile per tenere gli occhi aperti e guardare dietro di lei. Una mano dietro di lei, una sulla scopa. Cerca di ricordartene Harry, ok? Non lasciarle andare.
Alla fine, mi strinse dentro più forte di quando riuscissi a sopportare e venni. Venni come un rubinetto aperto. Anche se faceva freddo, stavo sudando. Stavo sudando come se avessi corso una maratona. Quando ebbi finito e mi ripresi incominciammo a scendere.
“12 dicembre. Non c’è stato un momento della mia vita negli ultimi 4 mesi che non sia stato segnato da lui.”
Sì, conosco la sensazione.
***
Era il nostro ultimo giorno da soli.
Ero in piedi nella stanza del Quidditch e guardavo i muri, guardavo quello che avevo fatto; guardavo quello che mi aveva tenuto occupato tutta la notte e anche una parte della mattina. Attaccai l’ultimo pezzo di pergamena al muro e guardai la piccola scatola illuminata sul pavimento in un rettangolo creato da un raggio di sole.
Alla fine l’avevo tirata fuori dal cassetto.
Avevo lasciato Hermione la notte precedente, mentre dormiva, ed ero andato nella mia stanza. Avevo guardato la scatoletta per almeno un’ora, pensando ad ogni buona e logica ragione che la facesse sembrare una cosa davvero stupida da fare. E ce n’erano davvero tante. Avevo fatto una lista.
Invece, riuscivo pensare ad una sola ragione per farlo, ma questa riusciva a prevalere su tutte le altre.
Guardai la scatola, lì, seduto. Sembrava che volesse sfidarmi a raccoglierlo e far finta che non fosse mai successo. Ma non volevo. Non potevo.
Come avremmo potuto farlo? Come avremmo potuto ricominciare a dormire in letti separati? Amavo andare in giro con lei furtivamente, lo amavo davvero.
Ma non volevo smettere per nessuna ragione. Non volevo smettere di svegliarla. Non volevo smettere di rincorrerla per la Sala Comune o di volare con lei. Niente più spazzolate di denti insieme. Niente più torta al cioccolato.
Che schifo.
Non sapevo come sarei riuscito a lasciarla andare. Era la prima volta nella mia vita in cui amavo qualcosa e venivo ricambiato. Sapevo bene che non era l’unica ragione per cui stavo facendo tutto questo, ma era comunque importante. Ora ero maledettamente nervoso mentre mi guardavo attorno, con l’istinto di strapparli tutti.
Avevo scritto ogni singola parola che avrei voluto dirle su pezzi di pergamena e li avevo attaccati ai muri. Ogni parola, ogni frase, ogni pensiero sporco, ogni piccola cosa che riuscii a ricordare.
Ogni ragione per cui l’amavo, e perchè. Tutte le cose che le avevo detto solo nella mia mente. Tutte le ragioni che le dimostrassero che quello che stavo per fare aveva un senso.
Anche se non avevo mai parlato, finalmente lei avrebbe sentito. Avrebbe sentito ogni cosa.
***
Era seduta sul letto, sbucciava un’arancia, quando entrai. Restai lì per un momento, pensando seriamente a quello che stavo facendo. Mi sorrise e me ne offrì un pezzo.
Sorrisi a mia volta. La presi per mano, facendole cenno di seguirmi.
Camminammo all’interno della stanza, lei dietro di me. Mi fermai e la guardai prima che potesse vedere quello che avevo fatto, e la baciai. Mi stava venendo un flashback della nostra prima volta qui, proprio dove ora lei mi stava guardando. Ma questa volta invece lei fece qualche passo avanti, e guardò i muri. Spalancò la bocca.
Camminò lentamente, sorpassandomi, girando su se stessa per vedere tutto, nell’insieme. Si avvicinò per leggere alcuni pezzi di pergamena, ne accarezzò altri con la mano, leggermente, come se fossero la più fine e delicata opera d’arte che avesse mai visto. Sorrise. Scoppiò a ridere. Mi fissò dopo averne letti alcuni tra i più significativi. E improvvisamente, non ero più nervoso. Non ero neppure ben sicuro del perchè io lo fossi mai stato. Incrociai le braccia e mi appoggiai contro una delle alte finestre.
Lei tracciò alcune parole con le dita. Camminò lungo il muro cercando di leggerli tutti, ma erano troppi. Non c’era quasi un centimetro di muro libero.
Infine, vide la piccola scatola aperta sul pavimento.
Mi guardò con un’espressione che non sapevo bene come interpretare. Pensai che avesse intenzione di urlarmi addosso, o gridare, o correre via. Ma non lo fece. Mi guardò, semplicemente, proprio con quello sguardo che mia aveva portato a questo punto.
E per la prima volta, parlai.
“Sposami.”
*****
capitolo 8: Pelle e minestra
*****
Le mie dita si allargavano sul suo ventre.
La mia mano sulla sua gamba.
La mia bocca tra i suoi seni.
La sua mano sul mio torace.
I suoi capelli sul pavimento.
Le sue labbra sulla mia schiena.
Il mio braccio su di lei.
E tornavamo di nuovo calmi. Perchè fare grandi discorsi, quando puoi avere tutto questo?
***
- 10 minuti prima -
“Non è una domanda. Non ti sto chiedendo di sposarmi,” le dissi, appoggiandomi contro la finestra e guardandola possessivamente. “Non c’è bisogno che io te lo chieda.”
E come ogni cosa, tra noi, fu tutto molto semplice. Certo che lo fu. Lei non avrebbe potuto agire in nessun altro modo.
“Okay”
Disse esattamente così. Come se qualcuno le avesse chiesto di leggere un libro...per tutta la vita.
Battei leggermente le mani, facendole cenno di venire da me e sorridendo. Corse e mi saltò in braccio, sistemando le gambe attorno alla mia vita, e mi baciò con passione. La tenni stretta facendola girare.
‘Aria!’ urlarono i miei polmoni.
Silenzio!
Crollammo sul pavimento. Mi allungai verso l’anello per darglielo. Le afferrai il polso e sganciai il braccialetto, vi feci scivolare dentro l’anello e poi lo richiusi. Non al dito. Sarebbe stato un po’ troppo evidente per chiunque altro, e per adesso era qualcosa che riguardava soltanto noi. Sembrava più naturale che ciondolasse lì piuttosto che in qualsiasi altro posto.
Mi sfilai la maglia e le bloccai le mani contro il pavimento. La guardai, mentre stava lì sdraiata sul pavimento sotto di me, e mi guardava con quegli occhi e quel sorriso.
E’ tutta mia.
***
-2 mesi più tardi-
Eravamo seduti nella biblioteca, apparentemente normali agli occhi di tutti nel nostro piccolo mondo, completamente concentrati sui nostri importantissimi studi. Però noi stavamo vivendo in un altro mondo...un mondo sotto il tavolo.
Lei non avrebbe mai potuto fare a me qualcosa di simile. Sarei stato scoperto immediatamente. I ragazzi non riescono a nascondere un orgasmo come invece riesce una donna. Potevo starmene seduto lì, facendola impazzire con le dita, provocandole piccole esplosioni, una dopo l’altra, e lei non avrebbe battuto ciglio. Di tanto in tanto smetteva di scrivere e chiudeva gli occhi. Potevo continuare a provocarle un orgasmo dopo l’altro proprio lì, davanti a mezza scuola, e nessuno l’avrebbe mai scoperto. E io amavo farlo. La bilancia del potere pendeva momentaneamente dalla mia parte. Ha-ha! Beccati questa, diavolo d’una donna!
Un vero depravato, non vi pare..?
Naturalmente, mi restituì il favore. Me lo restituì contro il muro della biblioteca, in un angolino nascosto da libri che nessuna leggeva più da anni. Fatta eccezione per Hermione, probabilmente. Mi spinse contro il muro con violenza e io la presi sbattendola contro gli scaffali. Vari libri caddero per via della nostra maldestria. Si mise a ridere e si coprì la bocca per evitare che qualcuno si accorgesse di noi e del nostro piccolo appuntamento sporco. Ero eccitato. Ero decisamente pronto.
E fummo interrotti. Non saprei dire quanto ne fui infastidito.
Aveva appena iniziato a succhiarmi il collo, proprio come mi piace, nel modo in cui sono certo che la rende felice, quando sentii Neville e Dean camminare verso di noi. Che cosa diavolo volevano quei due in questo posto?! Non avevano mai visto questa parte della biblioteca, dunque perchè avevano dovuto decidere proprio adesso di esplorarla? Bastardi.
Mi spostai con Hermione lungo lo scaffale fino ad un angolo della biblioteca dove trovai la mia salvezza: c’era una piccola vecchia finestra che portava fuori nel sottotetto della biblioteca. Mi sorrise. Gli dei ci sono favorevoli. Gli dei sono generosi.
Stava diluviando, potevamo sentire la pioggia sui nostri volti nell’esatto istante in cui uscimmo fuori nel sottotetto ghiaioso. Era un pomeriggio strano, il cielo aveva assunto una strana sfumatura di un pallido grigio-blu, che appariva quasi color porpora, e i tuoni e fulmini erano continui. Lunghe saette squarciavano il cielo assumendo strane forme e linee. Era un gelido temporale di Febbraio. Ma non m’importava.
Era stato davvero difficile tornare di nuovo alle fughe furtive, dopo essere stati insieme per tutto il tempo a Natale. Mi sentivo come un tossicomane in crisi d’astinenza, ero alla disperata ricerca di una dose. Una stupenda giornata, sdraiati nella Sala Comune, addormentati nella vasca da bagno, risvegliarci insieme la mattina...questa era la mia dose. Perchè i prefetti non possono avere una stanza tutta per loro, maledizione? Sarebbe davvero molto carino e conveniente. Invece così non era affatto carino, perchè iniziavo ad avere dei seri problemi a dormire senza di lei.
Eravamo già totalmente fradici. Mi scostò i capelli dalla fronte e io mi tolsi gli occhiali, infilandoli nella tasca interna del vestito. Afferrai con forza i suoi vestiti sotto le braccia, e la baciai con passione, la mia lingua che si mescolava alla sua, alla pioggia e alla sua pelle.
Mi circondò il collo con le braccia, stringendomi le mani tra i capelli, e mi baciò con ancora più insistenza.
“Ahi, ahi, ahi...” cercai di dire. Il suo braccialetto si era di nuovo impigliato tra i miei capelli. Hermione aveva questa stupenda abitudine di passarmi le dita tra i capelli ogni volta che eravamo insieme, e l’anello, che aveva la forma di una piccola corona creata da foglie e tralci intrecciati, si agganciava ogni volta. Se continuiamo così, sarò calvo intorno ai 30 anni.
Nelle ultime settimane avevo aggiunto alcuni ciondoli incantati al braccialetto: una scopa, una torta, un spazzolino da denti. Hermione giocherellava spesso con l’anello, qualche volta l’avevo sorpresa a sorridere nel bel mezzo di una lezione.
La sollevai contro il muro di pietra e mi allontanai leggermente per slacciare la cintura. Lei restò a guardarmi, con l’acqua che le scivolava giù sulla faccia, i capelli bagnati. Restò lì, contro il muro, fissandomi, poi mi tirò verso di lei prendendomi per la vita dei pantaloni, voleva farlo lei. Io misi le mani sui suoi fianchi e sospirai. Adoravo i suoi fianchi.
Feci scorrere le mie mani sulla sua gonna, tirandola un po’ su, le misi una mano attorno al ginocchio e lo sollevai fino al mio fianco mentre la penetravo. L’appoggiai contro il muro e le presi l’altro ginocchio. Il muro la sosteneva mentre io spingevo le sue ginocchia indietro, entrando in lei con più forza e più a fondo.
Dovrò aggiungere un altro ciondolo al braccialetto: una cravatta. Considerando il modo in cui si sta muovendo su di me tenendosi alla mia cravatta appunto, mi sembra il minimo. Giuro che non dirò mai più che le cravatte sono inutili.
Non spingevo molto, stavamo semplicemente dondolando insieme avanti e indietro, guardandoci attraverso la pioggia. Mosse la mano libera e per un attimo l’appoggiò sulla mia guancia, facendola poi scivolare più in basso sul mio collo. Tracciò la linea del mio pomo d’Adamo e scese sul mio petto, accarezzandolo pigramente per almeno un minuto. Infine si mosse ancora più in basso e mi toccò esattamente nel punto in cui ero unito a lei, sentendo quanto ero duro dentro.
Ecco, questo è esattamente il motivo per cui non potrei mai farmi toccare nello stesso modo in cui io toccavo lei in biblioteca. Non posso farlo, assolutamente. Solamente la sensazione e la vista delle sue dita su di me mi eccita.
Riesci a percepire quello che mi fai?
Non ero sicuro se fosse la carica elettrica dell’aria gelida attorno a noi, o la pioggia, ma sentii dei brividi e la pelle d’oca su tutto il corpo. Correvano dalle mie braccia, fin giù nella schiena e per le gambe anche i peli dietro al collo erano dritti. Le presi la mano nella mia e appoggiandola contro il muro spinsi, sentendola gemere. Era davvero un gemito? Capii che stava per lascirsi andare, potevo percepirlo. Feci ruotare i miei fianchi spingendo ancora, ed esplodemmo entrambi.
Restammo così, uno sopra l’altra, contro il muro, per qualche minuto. Solo guardandoci. Era come se riuscissi a sentire i suoi pensieri.
Alla fine rientrammo attraverso la finestra, gocciolando. Cercai nella tasca gli occhiali.
“Oh no,” dissi piano osservando il vetro incrinato di una lente. Hermione sorrise tirando fuori la bacchetta.
“Oculus Reparo,” disse sussurrando e facendo ondeggiare la bacchetta davanti ai miei occhi.
Per un istante ebbi di nuovo davanti agli occhi l’immagine di quella piccola, brillante ragazzina di 11 anni sul treno per Hogwarts che mi aveva riparato gli occhiali mentre io la guardavo terrorizzato.
Ora sta per diventare mia moglie.
Incredibile quanta strada abbiamo fatto.
***
-San Valentino-
Una delle mille ragioni per cui odio San Valentino: nulla va mai secondo i piani.
Senza contare il fatto che tutti oggi se ne vanno in giro succhiando cioccolatini coperti di ogni genere di cosa, avvolti nelle loro stupende, esagerate e rosse scatole di cellophan. Cosa che normalmente non mi avrebbe dato alcun fastidio, ma ora non faccio altro che pensare ad una certa brunetta fare queste cose. E vi assicuro, il pensiero di Hermione che succhia qualcosa è di solito- anzi sempre- una bella cosa. Ma adesso non è a questo che devo pensare.
Mentre tutti gli altri erano ad Hogsmeade in questo sdolcinato sabato tutto tinto di rosso, ascoltando canzoni romantiche così dolci, io invece ero seduto fuori dalla porta del bagno di Hermione, ad ascoltare i rumori così dolci dei suoi conati di vomito.
L’influenza per i maghi è decisamente più forte di quella dei Babbani. Molti maghi hanno una naturale resistenza a molte malattie grazie ad un sistema immunitario decisamente superiore; non ci ammaliamo spesso. Ma Hermione è per metà Babbana e per questo l’influenza l’aveva colpita pesantemente.
Era rimasta in infermeria per almeno due giorni, a dormire. Era svenuta proprio nel mezzo della sua esposizione durante la lezione del professor Vitious. Non era stata bene per tutta la settimana. Pensavo che avesse il ciclo perchè non aveva voglia di fare l’amore. Ma sapevo che c’era qualcosa che non andava, me ne accorgevo dal suo aspetto. E poi era svenuta. Ero totalmente terrorizzato quando la vidi colpire il pavimento. Il mio cervello semplicemente smise di ragionare. Scattai fuori dalla sedia e mi precipitai verso di lei di corsa, nel punto in cui Vitious stava cercando di svegliarla.
Non riesci davvero a capire più nulla quando sei preoccupato per qualcuno. Non ci fu nulla del tipo ‘Hermione, mio amore adorato, che succede? Rispondimi, cuore del mio cuore!’. Nella mia mente non c’erano frasi complete. L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era ‘Ti prego. Ehi. Cosa..? Hermione? No, no. Oddio. Oh, oh, oh...Dio...Ti prego, ti prego, ti prego, ti prego.’ Solo questo. Dire ‘panico allo stato puro’ non è abbastanza.
Vitious la fece fluttuare in aria con un Wingardium Leviosa e la portò fino in infermeria, mentre io e Ron insistemmo per accompagnarla. La mia mente era affollata da mille pensieri. Brutti pensieri. Non mi ero neppure accorto di aver iniziato ad ansimare finchè Ron mi prese da parte, fuori dall’infermeria, dicendomi di calmarmi.
Madama Chips ci informò che stava bene. Era solo disidratata e stanca e aveva bisogno di riposo assoluto.
La morsa che stritolava il mio cuore si allentò tutta d’un colpo. Grazie a Dio. Grazie a Madama Chips. Grazie a chiunque.
Che ci crediate o no, mi avevano detto che il fatto che vomitasse era un buon segno. Significava che stava iniziando a guarire. Era solamente stanca, calda, a volte aveva brividi di freddo, a volte era sudata. Domani sarebbe passato tutto, grazie alle medicine magiche della Chips.
Dunqueero lì, seduto nella sua stanza, la prima occasione che avevamo di essere da soli da Natale, e la stavo ascoltando mentre si lavava i denti invece di guardarla mentre succhiava un cioccolatino ricoperto di...qualsiasi cosa.
Sorrisi e guardai verso la mia zip. ‘Tu non sei di nessun aiuto’.
Povera lei. Povero me.
Mi lanciò questo sguardo quando uscì dal bagno. Uno sguardo che diceva che non ero obbligato a restare con lei, che mi liberava da ogni dovere. Ma non volevo andarmene. Mi alzai e l’abbracciai. Sentivo questo incontenibile bisogno di prendermi cura di lei, di farlo seriamente. Odiavo il fatto di saperla malata e di non poter fare nulla per lei. Quindi feci l’unica cosa utile. Le portai della minestra.
Fu l’unica cosa che mi venne in mente. Era apppoggiata sul comodino e stava diventando fredda; appena lei la vide, si lasciò scappare una risata, nonostante stesse male. Stava tremando per i brividi. La portai fino al letto e la coprii. Le avevo portato un bigliettino di San Valentino e una margherita, erano appoggiati sul suo baule ai piedi del letto. Le rose erano il fiore tradizionale, ma a lei piacevano le margherite.
Andai dall’altro lato del letto e mi sdraiai, sentendo il letto tremare con lei. Mi dava la schiena, così iniziai a sfregarle il braccio avanti e indietro per cercare di scaldarla. Non funzionava molto, ma volevo cercare di rendermi utile. Mi diede qualche colpetto sulla mano, per ringraziarmi.
E finalmente...inevitabilmente...
“Ti amo, Harry”
Pausa.
“Lo so”
“Mi dispiace di averti rovinato il San Valentino”
“Non m’importa,” dissi, realizzando improvvisamente che era proprio così. Non m’importava di tutte quelle stupidaggini a cui avevo pensato, per nulla. Ero con lei. Per quanto si sentisse male e –purtroppo- apparisse brutta e trasandata, era meglio che essere in qualsiasi altro posto. Le accarezzai la fronte con le dita, baciandole la tempia.
“Dormi, Hermione”. E dopo averle accarezzato la fronte ancora per qualche minuto, si addormentò.
E fu così che trascorremmo il giorno di San Valentino.
*****
Epilogo
*****
“Oggi mi sposo”.
Me ne stavo lì, in quel posto non molto famigliare, le foglie che svolazzavano ai miei piedi. Il sole era appena sorto. Non ero mai stato lì prima d’allora. Avevo pensato che era davvero ora che ci andassi.
Perchè è così difficile...? Devi solo parlare, Harry.
“L’adorereste, ne sono sicuro”. Mi misi le mani in tasca, tirando calci alle foglie e sorridendo.
“E’ incinta. Me l’ha detto ieri”. Pausa. “Diventerò padre. Penso che la sola idea mi ecciti più del fatto in sè”. Sorrisi, ricordando Hermione mentre me lo diceva.
Pausa.
“Vorrei che foste qui. Vorrei potervi parlare...chiedervi dei consigli”, dissi guardando le lapidi. “Andrà tutto bene. Lei è stupenda. E potrò sempre prendermi cura di lei, grazie a voi due. Forse sembra sciocco ringraziarvi per questo, ma sono così felice di poter provvedere a lei per sempre”.
“E lei si prenderà sempre cura di me”. Pausa.
“E’ davvero felice. Lo siamo entrambi. Forse sono più felice di quanto dovrei essere. Ero...così contento quando me l’ha detto...”
“Abbiamo comprato una casa insieme 4 mesi fa, dopo esserci diplomati. Non abbiamo ancora svuotato tutti gli scatoloni e non è ancora arredata, nonostante l’aiuto dei nostri amici. Lei è così occupata con la sua nuova libreria, e io sono così impegnato con i programmi per le lezioni. E siamo anche impegnati l’uno con l’altra”.
Feci un passo avanti e piegandomi spazzai via le foglie dalle pietre rettangolari. Tracciai con le dita le lettere incise.
‘Lily Evans-Potter’
‘James Potter’
“Mi rende felice. So che sembra così semplice. Infatti è così. E’ per questo che è magnifico”. Guardai a terra.
“Ho così tanta paura di perderla”
Pausa.
“Ho paura che in un anno avremo questo bambino, e poi una persona orribile busserà alla nostra porta. E la ucciderà. E poi ucciderà me. E non ci saremo più”. Raccontai loro una storia piuttosto famigliare.
“E so bene che è stupido, perchè non posso continuare a vivere la mia vita nel terrore”. Pausa. “Ma sarebbe davvero terribile perdere tutto questo”.
“Mi dispiace che voi l’abbiate perso. Mi dispiace per tutte quelle volte in cui mi sono arrabbiato...ero così arrabbiato...con voi, perchè mi avevate lasciato. Mi dispiace, perchè so che non avreste mai voluto. Riesco a capire solo ora quanto non avreste voluto che accadesse. E so che avete lottato”.
Non fermarti.
“Adesso lo so, più di quanto lo sapessi prima. Prima non avrei potuto capire”.
Mi asciugai una lacrima.
“Sapete...vorrei poterla chiudere in una scatola in modo che nessuno possa farle del male o toccarla”.
Pausa. “Potrei anche metterla in una bara a questo punto. Ma non posso. Non potrei mai farle una cosa simile. Non posso far altro che sperare che non accada mai nulla. E’ l’unica cosa che posso fare...e questo pensiero mi uccide”.
Lunga pausa.
“Siamo delle persone molto tranquille” dissi, ridendo forte.
“C’è sempre stato molto rumore nella mia testa. Domande e dubbi su di voi, domande su chi ero. O domande su questa maledetta cicatrice e su ciò che significava”. Mi grattai la testa. “Stare con lei invece è come essere in vacanza da tutto quel rumore”
Pausa.
“Parliamo, ogni tanto”.
“Non molto”.
Pausa.
“Mi mancate. Mi mancate così tanto... non riesco neppure a spiegarlo. Mi mancherete oggi. Mi mancherà non potervi invitare al cenone di Natale. Mi mancherà il non poter dire a mio figlio ‘ehi, andiamo a visitare il nonno e la nonna’ ”.
“Oggi mi sposo”. Pausa.
“Vi voglio bene”.
***
Fine.


♥

per te, che sei la mia vita,
ho provato a scrivere pagine di emozioni,
dipingere il cielo del colore dei tuoi occhi,
dire parole mai dette.
per te, che sei il mio sole,
ho provato a dare un nome ai sentimenti,
colorare i miei pensieri coi sospiri,
sussurrare alla luna.
e stringendo quel nastro rosso tra le dita,
pensavo a te.
stringevo anche te.
e hai schiarito la mia mente,
come vento in una giornata nuovolosa,
come ossigeno dopo un bacio.
sarà che sei tu,
sarà che sei vita,
sarà che sei mare e terra e aria,
sarà che tutte quelle stelle non brillano quanto te,
sarà che il tuo sorriso è uno spicchio di paradiso,
sarà che sento ancora il sapore del cioccolato,
sarà che sono dipendente dalla tua pelle,
sarà che mi fai battere il cuore.
e sei diventato tutto per me,
come il migliore amico che ho sempre cercato,
come il ragazzo che ho sempre aspettato.
e vivendo i momenti più magici della mia vita,
volevo te.
vivevo anche te.
con te, che sei il mio pezzo di puzzle,
ho capito cosa significhi "insieme",
condividere gioia e dolore,
essere solo noi due.
con te, che sei il mio immortale,
ho capito cosa significhi "sì",
vivere giorno per giorno,
amare ogni più piccolo dettaglio.
sarà che ho bisogno di te,
sarà che il tuo profumo è la mia droga,
sarà che riesci a scaldarmi con un sorriso,
sarà che la mia mano trova sempre la tua,
sarà che la tua voce è la musica della mia vita,
sarà che mi togli il respiro,
sarà che dici sempre le parole giuste per me,
sarà che mi sorprendi sempre.
sarà che non ti voglio bene...
...è che ti amo.
16.02.08
M <3 C
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